Nella giornata di ieri il Tas di Losanna ha pubblicato la sentenza in merito all'appello presentato da Olga Abramova, la biathleta ucraina trovata positiva al Meldonium il 10 gennaio 2016 e squalificata un anno dall'Ibu.
Giovedì 20 Aprile 2017
Abramova ha fallito un test antidoping dieci giorni dopo l'ingresso del famigerato farmaco nella lista delle sostanze proibite. La concentrazione della sostanza nelle sue urine era pari a 7,3 μg/mL.
Dunque il caso è stato trattato a discrezione della commissione antidoping dell'Ibu, che ha constatato come l'atleta abbia assunto la sostanza in maniera non intenzionale, non ravvenendo quindi dolo. Pertanto ha deciso di squalificarla per 1 anno (anziché due), di multarla di 2.000 euro e di cancellare tutti i risultati ottenuti tra il 10 gennaio e il 4 febbraio 2016 (giorno in cui la positività è stata comunicata ufficialmente).
La ventinovenne ha presentato ricorso al TAS, che ieri ha emesso la sua sentenza. Il Tribunale Arbitrale dello Sport ha ritenuto che Abramova abbia effettivamente violato le regole antidoping (il test positivo è un dato di fatto), ma che non debba essere punita.
Questo perché l'atleta è riuscita a dimostrare di aver assunto Meldonium per l'ultima volta quando il farmaco era ancora legale, ovvero prima dell'1 gennaio 2016, giorno in cui è entrato nella lista delle sostanze proibite Wada.
Per questa ragione il TAS ha cancellato la squalifica di 1 anno inflitta dall'Ibu (nel frattempo già scontata). In accordo alle linee guida Wada restano invece cancellati tutti i risultatiottenuti tra il 10 gennaio e il 4 febbraio 2016 (giorno in cui la positività è stata comunicata ufficialmente).
Cosa cambia all'atto pratico? Poco, Abramova ha già scontato la sua squalifica ed è tornata regolamente in gara. Tuttavia la sua "fedina penale" sportiva si ripulisce.
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