La federazione ucraina di biathlon vara la squalifica a vita per i dopati?

L'Ucraina del biathlon per il 2014-'15, con doppio cambio di guida tecnica
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La federazione ucraina di biathlon vara la squalifica a vita per i dopati?

Nella serata di ieri Volodimir Brynzak, presidente della federazione ucraina di biathlon, ha annunciato la volontà di dare un forte segnale nella lotta al doping, tanto da varare quella che è a tutti gli effetti una squalifica a vita.


La positività di Serguei Sednev è stata presa molto seriamente. Infatti il presidente federale ha rilasciato la seguente dichiarazione al sito ufficiale dell'organo da lui presieduto:

"Voglio informare tutti gli appassionati di biathlon riguardo un'importante iniziativa presa dalla nostra federazione come conseguenza dello spiacevole incidente riguardante Serguei Sednev.

Questa iniziativa è pienamente supportata dal presidente dell'Ibu Anders Besseberg e riguarda la decisione unilaterale di escludere a vita dalla squadra nazionale ucraina tutti gli atleti trovati positivi a sostanze proibite e squalificati per un periodo di almeno 2 anni.

In altre parole, anche una volta che la squalifica di 2 anni inflitta dagli organi internazionali sarà terminata, gli atleti troveranno chiuse per sempre le porte della nazionale ucraina.

Speriamo che questa scelta porti a riflettere coloro i quali tentato di perseguire comportamenti disonesti e di conseguenza gettano discredito sulla nostra federazione.

Si tratta di un gesto di buona volontà atto a sottolineare come la federazione ucraina prenda molto seriamente la lotta al doping. Speriamo che altre federazioni nazionali seguano il nostro esempio".

Se alle parole seguiranno i fatti, si potrebbe aprire un interessante scenario nella lotta al doping.

Tuttavia potrebbero sorgere questioni di natura legale riguardo la legittimità del bando a vita unilaterale da parte di una federazione nazionale.

Non va dimenticato come qualche anno orsono lo sprinter americano LaShawn Merritt, squalificato per doping, abbia condotto e vinto una battaglia in tribunale contro la decisone del Cio di escludere gli atleti squalificati per più di 6 mesi dalla successiva edizione dei Giochi olimpici, indipendentemente dal termine o meno del loro periodo di ineleggibilità.

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